città euromediterranea

Qual è il futuro di Alessandria? Quello di un’inarrestabile decadenza, della progressiva esclusione dai flussi fondamentali, culturali ed economici, che stanno costruendo il nuovo mondo?
Non lo credo. Credo, invece, che Alessandria debba e possa guardare con grande fiducia al futuro, purché si apra e cominci a volgere lo sguardo. All’Europa del Nord certamente, perché ne siamo parte da secoli e alla Nuova Europa dei popoli, della libertà e della solidarietà che è indispensabile costruire.

Ma anche all’Europa dell’Est, che è già qui. Ma lo sguardo deve anche essere rivolto a Sud, a quello che sta succedendo nel Mediterraneo. Da lì, da quel mare che deve ridiventare nostro, fonte di vita e non tomba di speranze, deve arrivarci linfa nuova. Poiché il desiderio di democrazia, di autodeterminazione, di benessere e felicità che ispira i giovani del mediterraneo deve contagiarci e spingerci a rinnovare anche qui gli antichi valori che conosciamo ma forse non sappiamo più praticare. Un motivo culturale, quindi, ma anche un motivo economico.

Poiché il Mediterraneo e l’Est Europa saranno i mercati del futuro e già ora possiamo realizzare uno sforzo collettivo,
organico e non estemporaneo, per alimentare scambi commerciali ed industriali che potranno rappresentare il futuro delle nostre imprese. Uno sforzo che possa incidere sulla stessa identità della nuova Alessandria.

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