CON LA CULTURA CREIAMO IDENTITÀ E SVILUPPO
Preciso subito: non parlo di cultura parastatale (sulla quale Carmelo Bene ha lasciato parole indimenticabili e tristissime), la cultura assistita degli scorsi decenni. E non parlo della cultura come mero svago da tempo libero. Mi riferisco ad un concetto ampio che riunisce sapere, studio, scambio di idee e di esperienze, ricerca, tecnologia, arte, cultura popolare. La grande ricchezza culturale italiana è stata via via dissanguata dalla politica.
Con la fine delle ideologie, è ricominciato un movimento sotterraneo, sottile ma capillare di affrancamento dallo statalismo culturale. Anche ad Alessandria dobbiamo sintonizzarci e tornare a investire in cultura: è l’unico modo che abbiamo per ripensare la nostra città, costruire un nuovo concetto del ruolo di Alessandria nel terzo millennio e nell’era globale.
Primo: l’industria culturale. Non è vero che con la cultura non si mangia: di cultura si può vivere, i servizi culturali possono dare lavoro, se la politica considera la cultura un fine e non uno strumento di propaganda (l’esempio vizioso della gestione del Teatro Comunale in questo senso è un vero e proprio caso clinico: spreco enorme di denaro pubblico per creare clientele, disservizi, disoccupazione, umiliazione e scoramento degli artisti locali).
Secondo: la circolazione culturale in un territorio è il primo vero motore di innovazione, sviluppo, ricchezza diffusa, nuova economia ecologica e umanistica, nuove connessioni commerciali, nuovo lavoro, nuovi modelli di relazioni aziendali…

