programma

ELEZIONE DIRETTA DEL SINDACO
E DEL CONSIGLIO COMUNALE di ALESSANDRIA
6 e 7 MAGGIO 2012

PROGRAMMA AMMINISTRATIVO
DEL CANDIDATO SINDACO CORRADO PARISE
E DELLA LISTA NUVOLE – PARISE PER ALESSANDRIA

 

Indice:
Premessa
Alessandria pulita dentro e fuori
Alessandria trasparente ed efficiente
Alessandria della qualità
Alessandria partecipazione attiva
Sviluppo: Alessandria città euromediterranea
Alessandria città aperta
Alessandria della cultura e della nuova urbanistica
Alessandria come comunità
Alessandria si prende cura:un nuovo Ospedale
Alessandria scambia: commercio e agricoltura
Alessandria sociale ed educante
Alessandria ecosostenibile
Alessandria da abitare
Alessandria amica degli animali
Conclusione

PREMESSA
NUOVA ALESSANDRIA, BELLA FUORI E BELLA DENTRO

Alessandria oggi. Una città brutta fuori e brutta dentro. Brutta fuori, se pensiamo alle strade rotte e sempre più sporche, ai pavimenti sbagliati di piazzetta Lega e Corso Roma, all’improbabile foresta di Piazza Marconi, a un ponte amputato, a un teatro sigillato come una vergogna da nascondere, ai rifiuti per strada, alle rose morenti nelle rotonde e a tanti altri simili trucchi senili. Brutta dentro, se pensiamo al disordine morale che regna nelle amministrazioni, alle casse vuote e ai creditori alle porte, alla situazione delle aziende partecipate, a quella dei loro lavoratori, allo svegliarsi una mattina e ritrovarsi la ‘ndrangheta e la mafia in casa; e poi, alla perdita di identità, di vocazione, di collegamenti strategici con le grandi zone del nord e del sud, al depauperamento del tessuto commerciale e industriale, alla crescita invece di cattedrali commerciali brutte e inutili, alla perdita di ogni ruolo di guida perfino in provincia. Abbiamo perso la faccia, in tante occasioni e in tanti sensi.

Dobbiamo ritrovare la nostra faccia, la nostra identità e la nostra forza. In questi anni ci hanno illuso, la vecchia destra e la vecchia sinistra. Illusioni perdute e un declino che sembra inarrestabile. È ora di tornare, tutti, a occuparsi della città. Dobbiamo prima rimetterla in ordine, dentro e fuori. E poi pensare a ridarle slancio, forza, una nuova cultura, una nuova identità, un nuovo orgoglio, un nuovo volto. Con tutto il rispetto per le nostre realtà provinciali, non possiamo continuare a confrontarci con Ovada, Valenza o Novi. Alessandria deve tornare una grande città, capitale nel suo territorio e competitor rispetto alle grandi città del Piemonte, della Lombardia, della Liguria, della Francia.
Costruiamo una Nuova Alessandria, bella fuori, bella dentro.

CULTURA, SVILUPPO, ETICA:
Le tre chiavi per la Nuova Alessandria

L’idea di fondo di questo programma è una semplice equazione:
Cultura + Etica = Sviluppo e Civiltà.

Attraverso il pensiero e gli scambi, le regole e i valori comuni, possiamo costruire una nuova città, più ricca, e una nuova identità di Alessandria, per tornare ad amarla.

1. ALESSANDRIA PULITA DENTRO E FUORI

Combattere corruzione e mafie

Gli italiani spendono ogni anno 60 miliardi di euro in corruzione.
È una cifra enorme, con la quale si potrebbero risolvere i problemi dei giovani, dei lavoratori, delle imprese, di chi è malato o ha bisogno d’aiuto.
Alessandria non è da meno. Abbiamo appena scoperto la presenza di ‘ndrangheta e mafia sul nostro territorio. Corruzione e mafia sono un cancro che ha invaso lo spazio fra politica e pubblica amministrazione e il nostro tessuto produttivo. Combatterle deve essere la priorità anche ad Alessandria. Non è una semplice questione morale, ma una questione economica e di giustizia sociale di primaria importanza: riportare i soldi pubblici agli alessandrini, rimetterli nelle tasche dei legittimi proprietari.

Bilancio e partecipate: occorre etica gestionale

È evidente che la priorità della prossima amministrazione dovrà essere un’azione immediata, profonda e rapida di risanamento del bilancio. Non si potrà più scherzare né illudere gli alessandrini. È l’ora della sobrietà, della serietà, dell’etica gestionale. Gli stessi principi vanno applicati alla gestione delle aziende partecipate. Solo tornando ad amministrare con correttezza, gran parte dei problemi di bilancio e di gestione possono essere risolti. La scelta di amministratori e dirigenti, nel senso della qualità della serietà e del merito, in questo senso è un requisito essenziale. È ora di lasciarci per sempre alle spalle l’etica familista che da anni parassita le pubbliche amministrazioni.

Trasparenza, ecologia e qualità creano nuovo sviluppo
Un nuovo sviluppo di Alessandria passa dal risanamento del Comune e delle sue aziende partecipate, che vanno ridotte e modernizzate.
Tre sono le parole d’ordine:
qualità del servizio ai cittadini, qualità del lavoro dei dipendenti, etica gestionale.
Devono prevalere il merito e l’efficienza, l’onestà nel fare il proprio dovere. E devono cominciare coloro che hanno più responsabilità: i politici e i dirigenti.

2. ALESSANDRIA TRASPARENTE ED EFFICIENTE

Sei proposte per la trasparenza delle spese, la vicinanza ai cittadini e l’economia

Alessandria ha conosciuto decenni di progressivo impoverimento del suo ruolo economico e sociale, che hanno inferto colpi molto duri alla sua stessa identità, le cui ferite si colgono ogni giorno nel tessuto produttivo, morale e urbanistico.

Le responsabilità dei ceti dirigenti susseguitisi in questi decenni sono importanti.
Se l’obiettivo è il rilancio dell’economia e del ruolo stesso di città del terzo millennio, dobbiamo ripartire da lì: dagli uomini, dalle regole, dalla cultura cittadina.
Trasparenza amministrativa e della qualità delle persone, delle relazioni e dei prodotti, la qualità di tutto ciò che come amministratori, imprenditori e cittadini facciamo,sono di fondamentale importanza.
Bisogna tornare a puntare sulle persone di talento, sulle capacità intellettuali, sull’energia dei giovani, sul ‘fare le cose per bene’, tenendo ben presente che abbiamo bisogno di un’impresa collettiva.
Un umanesimo economico e politico, un nuovo approccio etico all’amministrazione della cosa pubblica e all’impresa sono le basi per la costruzione di nuovo sviluppo e nuovo equilibrio sociale.

Con un semplice clic sul sito del Comune, i cittadini potranno accedere a tutte le informazioni dettagliate e di semplice lettura su come sono spesi i soldi pubblici e su come usufruire di servizi fondamentali per il cittadino e per le imprese, senza passare per le strettoie della burocrazia. Gli obiettivi sono: facilitare la conoscenza e l’effettuazione facile e veloce delle pratiche amministrative e soprattutto ostacolare quelle corruttive.

  1. PRG ed il permesso di costruire digitalizzati.
    Il Piano regolatore potrà essere conosciuto da chiunque con un semplice clic e il permesso di costruire sarà rilasciato in modo automatico.
    Effetti: risparmio di tempo, di passaggi cartacei e, soprattutto, controllo tramite software del titolo e, quindi, riduzione dei possibili fenomeni di abusivismo legati a pratiche corruttive.
  2. Pubblicità dei contratti di cottimo
    Forniture comunali inferiori ai 40.000 euro.
    Chiunque potrà conoscere gli affidamenti diretti di servizi e forniture effettuati senza gara: destinatari, importi, oggetto ecc.Questa procedura sarà essenziale per controllare i procedimenti in modo trasparente, monitorando così le azioni dei funzionari responsabili ed evitare accordi illeciti, di tipo corruttivo o nepotistico.
  3. Registro digitale decennale delle consulenze e forniture comunali.
    Per avere sempre a portata di mano i beneficiari delle spese comunali, per un tempo prolungato ed evitare consulenze fittizie e incarichi facilitati a persone esterne all’amministrazione.
  4. Piano digitale delle licenze e delle autorizzazioni commerciali comunali
    Permetterà di evitare la facile commissione d’illeciti e assicurerà una maggiore trasparenza delle licenze e delle autorizzazioni, determinando un effetto favorevole per chi voglia entrare nel mercato.
    Più informazioni sono in possesso dei cittadini che potenzialmente vogliono aprire un’attività commerciale, meno sono i vantaggi per i soggetti privilegiati che già sono sul mercato.
  5. Registro digitale dei debiti e dei crediti
    Per avere sempre sott’occhio quanto e verso chi il Comune è creditore, quanto e da chi deve ricevere pagamenti.
  6. Bilancio facile digitale
    Ogni cittadino potrà conoscere facilmente il bilancio del comune, senza dover possedere particolari competenze finanziarie: che cosa si spende e per quale finalità.

Sempre nell’ottica della trasparenza, dovrà essere tassativa la possibilità di assistere al Consiglio comunale via web (ultimamente il servizio è stato molto carente) e la presenza permanente sul sito del Comune di tutte le delibere e gli atti prodotti dall’amministrazione.

3. ALESSANDRIA DELLA QUALITÀ: LA SCELTA DELLE PERSONE

Dobbiamo rimettere le cose in ordine in tutta la città.
Alessandria ha bisogno di ordine esterno e soprattutto interiore.
Cominceremo dalla classe dirigente, persone giuste al posto giusto.
Il Comune e le partecipate sono pieni di lavoratori ricchi di talento, di volontà e di entusiasmo, ma poveri di relazioni quindi, ai margini delle responsabilità e spesso delle gratifiche economiche. Chi non ha amicizie e parentele, è emarginato e svalorizzato.
Il familismo blocca l’economia e la società, la valorizzazione del merito le fa crescere.

4. ALESSANDRIA PARTECIPAZIONE ATTIVA

Le giurie dei cittadini
È necessario che i cittadini tornino a partecipare attivamente alla vita politica e non essere più semplici spettatori rassegnati.
Le Giurie di cittadini sono uno strumento di partecipazione democratica alle decisioni fondamentali per la propria comunità, già sperimentate in altri Paesi. Composte sul principio delle giurie popolari nei processi, con campioni casuali e rappresentativi della popolazione, discutono e decidono su temi strategici per la comunità: ambiente, sanità, istruzione, rifiuti, nuovi insediamenti, ecc. Esse producono migliore informazione sui temi sentiti dall’opinione pubblica avvalendosi anche di esperti, stimolano la conoscenza e la partecipazione e sono di aiuto ai processi istituzionali di decisione democratica. Un modo per modernizzare, sostenendola, la democrazia rappresentativa attraverso strumenti razionali di democrazia diretta.

Referendum comunali. Proprio nell’ottica della democrazia diretta, crediamo molto nei referendum comunali. Uno strumento decisivo di civiltà e di protagonismo popolare, spessissimo in Italia tradito o affossato (siamo per l’abolizione di ogni quorum). Il referendum è previsto dallo statuto comunale ma non è mai stato predisposto il relativo Regolamento: bisogna farlo e bisogna, soprattutto, usare i referendum sui temi decisi dagli alessandrini.

5. SVILUPPO: ALESSANDRIA CITTÀ EUROMEDITERRANEA

Alessandria deve e può guardare con grande fiducia al futuro, purché si apra e cominci a volgere lo sguardo all’Europa del Nord certamente, ma anche all’Europa dell’Est, che è già qui. Lo sguardo deve anche essere rivolto a sud, a quello che succede nel Mediterraneo e in Asia. Da lì, da quel mare che deve ridiventare nostro, fonte di vita e non tomba di speranze, deve arrivarci linfa nuova. Un motivo culturale, quindi, ma anche un motivo economico. Poiché il Mediterraneo e l’Oriente, come l’America latina, sono i mercati del futuro e già ora possiamo realizzare uno sforzo collettivo, organico e non estemporaneo, per alimentare scambi commerciali ed industriali che potranno rappresentare il futuro delle nostre imprese. Uno sforzo che possa incidere sulla stessa identità della nuova Alessandria.
Non ci rassegniamo al declino industriale della città. In questo snodo, la parola chiave è internazionalizzazione.

Le parole d’ordine sono qualità, innovazione e nuova classe dirigente.

Costruire una nuova identità economica significa ripensare la manifattura e l’artigianato nel segno della qualità made in Italy e dell’efficienza competitiva. Ripercorre da zero gli sforzi per l’inserimento di Alessandria nelle direttrici logistiche dell’Europa meridionale e del Mediterraneo.
In questo senso la politica è la prima infrastruttura del nostro territorio, insieme all’Università posta al servizio della conoscenza e dell’economia.
Abbiamo necessità di attrarre altri settori economici diversi dal commercio, attraverso incentivi, economici ma soprattutto di sistema.

Il recente caso dell’Ikea, che ha scelto produttori italiani per le sue catene, è un esempio seppur parziale di ciò che diciamo: il sistema Italia non è sconfitto in partenza. Il binomio qualità e produttività dovranno essere due pilastri del Sistema-Alessandria.
Ma a patto che vi sia una terza gamba: l’efficienza amministrativa, la politica come infrastruttura primaria. In questo snodo si pone il problema dell’innovazione: non vi è innovazione industriale se non vi è nuova classe dirigente.
In questo sforzo si deve impegnare la politica, ma devono farlo anche le istituzioni economiche alessandrine e le istituzioni finanziarie. Lo sforzo sacrosanto ma troppo spesso sbandierato di creare innovazione del capitale umano, rischia di essere inutile se non è accompagnato da un simultaneo impegno nell’innovazione dei decisori: i giovani bravi scappano dalla città, se non trovano buoni leader e buone istituzioni, pubbliche e private.

L’innovazione dei decisori è, quindi, il perno per una nuova strategia economica cittadina. Essa deve partire dalla politica e riguardare tutti gli altri soggetti: Associazioni di Categoria, Organizzazioni Sindacali, Camera di Commercio, Università, Fondazioni bancarie, Istituzioni sanitarie e sociali, Aziende pubbliche e private. Il ‘largo ai giovani’ è uno slogan retorico se non viene seriamente applicato alle articolazioni cruciali dei processi decisionali.

Alessandria capoluogo: l’etica e il merito
Qui, Alessandria si gioca il suo futuro e il futuro dell’intera provincia. Giacché un territorio non progredisce se non progredisce la sua capitale. Il ruolo di capoluogo va giocato, però, nei termini di una reale auto-trasformazione del sistema cittadino, nel senso del ringiovanimento e della qualità. E nel senso dell’etica pubblica e d’impresa, così come nel senso del merito: se il familismo e l’egoismo hanno caratterizzato decenni di storia alessandrina, costituendone fattori determinanti di declino, al contrario, regole e merito possono esserne i motori di ripresa.

6. ALESSANDRIA CITTÀ APERTA

Alessandria si è chiusa su se stessa.
Bisogna aprirla agli altri.
L’impulso al cambiamento culturale ed al riconoscimento che il Comune può dare è determinante. Riconoscere i diritti, le diversità, le soggettività è fondamentale per la vita degli individui; ma lo è anche per l’economia.
Una persona che si sente accettata, riconosciuta dall’intera comunità è come un bambino che si sente accettato e amato dai genitori: la mattina si alza col sorriso, ha voglia di amare, di stare con gli altri, di andare a scuola e di studiare. Per le persone è lo stesso: se ci sentiamo riconosciuti e amati, non negati e vilipesi, ci alziamo la mattina ed abbiamo più voglia di lavorare, di pensare, di fare scambi con gli altri, di creare, di produrre.
Una città aperta non è solo più giusta, ma è più ricca e più civile.

Famiglia anagrafica basata su vincoli affettivi. Sull’esempio dei Comuni di Padova e Bologna, e nell’ottica del superamento dei ‘registri delle unioni di fatto’ che rischiano di essere solo simbolici e privi di effetti pratici oltre che opponibili in sede di giurisdizione amministrativa. La famiglia anagrafica è riconosciuta dal Comune in conformità a leggi già esistenti e dà diritto a tutti i benefici amministrativi.
Centro Multiculturale. Ad Alessandria vivono da molti anni intere comunità di origine straniera: sono rappresentati moltissimi paesi dell’Africa, dell’Europa, del Sudamerica e dell’Asia. Da tempo chiedono la possibilità di realizzare centri di cultura. Il nostro progetto riguarda la nascita di un centro multiculturale, in gran parte autogestito. È l’occasione di attuare il pieno riconoscimento ai nuovi italiani ed ai nuovi alessandrini ed ai loro figli, di prendere atto della loro piena cittadinanza, di accoglierli definitivamente nella città, dando loro volto pieno e definitivo come alessandrini. È anche l’occasione per realizzare quello di cui spesso solo parliamo: una convivenza completa, fatta di reciproco arricchimento. Esperienza che i nostri figli più piccoli vivono già: a scuola cominciamo a vedere il concetto di ‘un po’ diverso’, come un biondo rispetto ad un castano, al posto di quello di ‘straniero’. Un sogno, avere un luogo dove si impara a scrivere, a parlare, a cucinare, a pregare in tutte le lingue del mondo. Un’applicazione pratica del principio che vogliamo adottare rispetto al tema dell’immigrazione: il principio dell’accoglienza ordinata.

Tavolo delle Religioni
. Un luogo d’incontro per tutte le confessioni religiose e i movimenti spirituali di Alessandria, che promuova il dialogo fra i diversi orientamenti. Con uno scopo: riconoscere il bisogno di spiritualità e di nuova spiritualità che si muove nella società ed i suoi rapporti con la sfera pubblica, nel senso della laicità da una parte; dall’altra, del bisogno di spiritualità come fondamentale bisogno umano.

7. ALESSANDRIA DELLA CULTURA E DELLA NUOVA URBANISTICA

Alessandria è la città della demolizione della fabbrica Borsalino, della ciminiera e della passerella e di altri simili scempi urbanistici. Non si è soltanto abbattuto un patrimonio urbanistico inestimabile della città, ma la sua stessa memoria civile. Si è operata una rimozione, materiale e simbolica, di due pilastri della nostra storia recente: la cultura industriale e la cultura operaia. E che cosa si è messo al loro posto? Sul piano urbanistico, speculazione e bruttezza architettonica. Sul piano politico e industriale, affarismo al posto degli affari, ideologia al posto della cultura operaia. Si è operata un attacco profondo all’umanesimo operaio e a quello industriale, che ha prodotto i risultati che tutti oggi vediamo: una città senza identità e senza ruolo economico e sociale.
Tutto quanto c’è di bello in Alessandria è stato costruito cento anni fa. Dobbiamo cambiare strada e imboccarne una nuova, con forti radici nella nostra storia. È la strada della nuova urbanistica, che sia in grado di creare un patrimonio architettonico duraturo per questa e le future generazioni. In questo punto e nel punto 12 cerchiamo di fornire alcuni spunti.

Con la CULTURA creiamo identità e sviluppo.

Occorre una nuova visione urbanistica di Alessandria, visione pensata e immaginata per ridare senso e direzione alla città e al suo sviluppo futuro, sociale ed economico.
Non parliamo di cultura parastatale e assistita e nemmeno della cultura come mero svago da tempo libero. Ci riferiamo a un concetto ampio che riunisce sapere, studio, scambio di idee e di esperienze, ricerca, tecnologia, arte, cultura popolare. La grande ricchezza culturale italiana è stata via via dissanguata dalla politica. Con la fine delle ideologie, è ricominciato un movimento sotterraneo, sottile ma capillare di affrancamento dallo statalismo culturale.
Anche ad Alessandria dobbiamo sintonizzarci e tornare a investire sulla cultura: è l’unico modo che abbiamo per ripensare la nostra città, costruire un nuovo concetto del ruolo di Alessandria nel terzo millennio e nell’era globale.

L’INDUSTRIA CULTURALE.
Di cultura si può vivere, i servizi culturali possono dare lavoro, se la politica considera la cultura solamente un fine e non uno strumento di propaganda.
L’esempio vizioso della gestione del Teatro Comunale in questo senso è un vero e proprio caso clinico: spreco enorme di denaro pubblico per creare clientele, disservizi, disoccupazione, umiliazione e scoramento degli artisti locali.
La circolazione culturale in un territorio è il primo vero motore d’innovazione, sviluppo, ricchezza diffusa, nuova economia ecologica e umanistica, nuove connessioni commerciali, nuovo lavoro e nuovi modelli di relazioni aziendali.

LA NUOVA CITTADELLA: PARCO, CULTURA, LUNGOFIUME, PONTE PEDONALE
Facciamo un esempio di cosa può succedere ad Alessandria se si torna a pensare ed investire in cultura. La costruzione definitiva della Cittadella della cultura e delle arti è pressoché obbligatoria, un sogno che dobbiamo rendere realizzabile: cinema, teatro, musica, musical, spazi fissi e atelier per gli artisti, un campus interattivo, spazi autogestiti dai giovani, piccolo commercio legato al mondo dell’arte e della cultura. La Cittadella può trasformarsi più in un centro di moderne botteghe, che nell’ennesimo centro commerciale o semplice contenitore di eventi estemporanei fatti per accontentare i soliti amici. È necessario che si affermi il principio dell’interazione virtuosa fra iniziativa privata e azione e promozione pubblica.

La Cittadella, la nostra anima.

IL PARCO DELLA CITTÀ
Il parco della Cittadella deve diventare un luogo attrezzato, pulito, sicuro dove poter trascorrere il tempo libero e svolgere attività ludiche e di socializzazione in un contesto di arredo del verde ragionato, che esalti e valorizzi la bellezza della struttura storica.
Dovrà essere un luogo per passeggiare, portare i bambini in tranquillità all’aria aperta dando loro la possibilità di usufruire di aree gioco attrezzate con strutture ecologiche, fare jogging, seguire percorsi della salute, semplicemente leggere un libro o volendo, prendere il sole. Verranno anche individuate delle zone pic-nic ecosostenibili attrezzate a basso costo che verranno messe a disposizione di tutti come per altro già succede in altre città europee.
Dovrà essere anche un parco per gli amici a quattro zampe con aree loro espressamente dedicate.

LA CITTADELLA DELLA CULTURA
Un luogo a disposizione dell’arte, dell’artigianato, della storia e della cultura. Dove fruire e produrre cultura.
Sempre aperto e con un calendario ricco di eventi di respiro europeo che attragga i turisti e diventi orgogliosamente il salotto di casa di tutti gli alessandrini

Investiamo nella cultura: crea sviluppo e la nuova identità che serve ad Alessandria.

LA CITTÀ CHE SARÀ

Non sogni ma progetti reali: guarda la ‘Nuvola–Città’ in ultima pagina.

Ponte Cittadella, Lungo fiume, Valfrè e le Due Passerelle: un Nuovo Centro è possibile.

La Cittadella non deve restare isolata dalla città.
È finalmente l’ora di recuperare il rapporto degli alessandrini col Tanaro lungofiume farne una parte viva della città come avviene in tutti le migliori città fluviali del mondo, un luogo dove passeggiare, bere il caffè, ascoltare musica, incontrarsi, fare shopping e di notte diventi il luogo della vita notturna: dobbiamo riqualificare il lungofiume dalla Stazione a Viale Michel.

Serve un ponte che esalti la sua funzione di congiungimento di due estremi, un ponte sia per le auto che pedonale , bello e poco costoso, unito ad un ulteriore intervento a basso impatto che porti i pedoni da borgo Rovereto al waterfront.
Il naturale collegamento fra la nuova Cittadella, il parco, il lungofiume, il quartiere Rovereto, pazza Santa Maria di Castello che ricordiamolo è il nostro vero centro storico e l’intera città. Questa è la vera faccia moderna, la faccia di un’Alessandria che guarda al presente e al futuro, che ritorna ad essere a misura d’uomo e non di tir.
Inoltre è davvero indispensabile per lo sviluppo della città il secondo ponte sul Bormida così da decongestionare il traffico che quotidianamente intrappola gli automobilisti sulla direttrice che collega Spinetta ad Alessandria.

Parco: utilizziamo lo straordinario complesso di terreni, rivellini, bastioni, terrapieni che circondano gli edifici della caserma interna. Il parco si verrebbe dunque ad inserire in un contesto di pregio per il quale è auspicabile la massima cura. Attrezzato, pulito sicuro dove poter trascorrere il tempo libero e svolgere attività ludiche e di socializzazione in un luogo verde, fiorito, ragionato che esalti e valorizzi la bellezza della fortificazione storica: per i giovani, le famiglie e i bambini, per gli sportivi con un percorso per il footing, per gli amanti degli animali con l’area cani attrezzata.

Cultura: La fruizione costante del bene è un elemento importantissimo volto alla salvaguardia duratura e alla manutenzione costante del bene stesso. Area museale: la Cittadella è uno straordinario “contenitore” di storie e vicende umane che un museo interattivo potrebbe efficacemente trasmettere alle future generazioni. L’esempio senza andare lontano potrebbe essere quello del “forte di Exilles”.
Come dimostrano gli esempi di Exilles o la Cittadella di Namur in Belgio, il recupero di opere storiche come la Cittadella non è solo un’opera meritoria, ma è in grado di generare un indotto turistico importante.

Le Due Passerelle
Non serve collegare le due sponde del Tanaro con il ponte, se non colleghiamo la Cittadella, il ponte e il lungofiume alla città. Oltre che un ponte sia stradale sia pedonale, serve una passerella pedonale fra Piazza Gobetti e il lungofiume, che eviti di usare il semaforo. Una passerella che ricordi quella della Borsalino: costruire l’Alessandria futura che parte dalle cose migliori del suo passato. E con questa visione, costruire finalmente la passerella del Cristo.

Basta centri commerciali e basta palazzi.

La Valfrè
L’ex Caserma Valfrè non può diventare l’ennesimo centro commerciale o un altro villaggio abitativo.
Deve essere restituita agli alessandrini, con il Museo della Città gli spazi per i giovani, gli studenti, le piccole imprese e le associazioni. Lo stesso vale per piazza Santa Maria di Castello, l’ex Ospedale militare e altri luoghi storici: riconsegnarli nella loro bellezza alla città, per costruire finalmente un Nuovo Centro.
La Valfré può avere due funzioni importantissime:
1. consegnare spazi pubblici ai cittadini, alle associazione ed alle iniziative dei giovani;
2. un grande parcheggio a basso costo e vicinissimo al centro;
La Nuova Cittadella e la Nuova Valfrè sono sogni sì, ma realizzabili attraverso l’impegno, la qualità degli amministratori e l’etica gestionale.
Le casse del comune sono disastrate ma per i buoni progetti i soldi si trovano. I finanziamenti europei e l’interazione virtuosa tra pubblico e finanziatori privati sono lo strumento principe che finora non è stato correttamente utilizzato.
La qualità chiama qualità e crea ricchezza.

8. ALESSANDRIA COME COMUNITÀ

L’etica della responsabilità crea civiltà e sviluppo

L’intreccio virtuoso fra cultura ed economia è ciò che ha reso grande l’Italia. È avvenuto in particolare nei secoli dal 1200 al 1400, producendo una delle più grandi civiltà della storia, il Rinascimento italiano. Quel connubio però non sarebbe bastato, se ad esso non si fosse unito in maniera inscindibile un terzo elemento: il senso della comunità, dello stato, del bene comune, della città come patrimonio di tutti, da difendere e far crescere, non da saccheggiare. Senza questa consapevolezza, ogni sforzo di rinascita sarà vano. E questo, insieme alla cultura e allo sviluppo, deve essere il terzo inizio della nuova Alessandria. Amore per la propria città, orgoglio della propria città, volontà di uscire di casa e occuparsi, con gli altri, del governo e del miglioramento del nostra città. Non possiamo più accettare un’idea di città-dormitorio, il semplice posto in cui si vive. Questa è il senso profondo della questione morale.

9. ALESSANDRIA SI PRENDE CURA: UN NUOVO OSPEDALE

Alessandria ha bisogno di un Nuovo Ospedale, moderno e accogliente, per curare meglio e curare tutti. Il nuovo ospedale di Alessandria deve essere il perno dell’intera politica sanitaria inter-provinciale. Esso può essere assicurato solo dal nuovo Ospedale alessandrino, che dovrà nascere all’insegna dell’umanizzazione, dell’efficienza, della modernità, della specializzazione. Dobbiamo maturare una consapevolezza culturale: l’ospedale è dei cittadini, non dei politici, dei primari, dei direttori.

10. ALESSANDRIA SCAMBIA: COMMERCIO E AGRICOLTURA

Centri Commerciali e Piccolo Commercio
Bisogna rivedere la politica sui grandi centri commerciali e sul piccolo commercio, invertendo la tendenza degli ultimi decenni e ridando ai piccoli commercianti il ruolo di protagonisti attivi, non più di vittime designate: non servono alla città i centri brutti e creatori di lavoro di bassa qualità, che spesso devastano l’urbanistica e il tessuto commerciale e civile della città. Serve una politica di equilibrio fra gli interessi: quelli dei piccoli commercianti, quelli degli investitori e, soprattutto, quelli di tutti cittadini che hanno diritto a una città a misura d’uomo. Il progetto di un Nuovo Centro Urbano non può prescindere dal reinvestimento nel tessuto del piccolo commercio. Al contempo, è proprio la riprogettazione e l’investimento in un nuovo progetto urbanistico cittadino, in un Nuovo Centro vivo e curato la condizione indispensabile per la ripresa del commercio. Il tessuto commerciale e urbano sono elementi indispensabili per creare una città della qualità della vita.

Il problema della grande distribuzione è uno dei problemi principali dell’attuale sistema nazionale e cittadino. Siamo ormai di fronte a oligopoli che strozzano i produttori, annullano il piccolo commercio, destrutturano il tessuto sociale e urbano delle città, che da sempre è invece la grande forza del nostro paese e drenano risorse finanziarie per convogliarle o all’estero o in investimenti finanziari, togliendole alla produzione e al lavoro. Questo è successo grazie alla politica, che ha privilegiato e privilegia i rapporti con i grandi investitori e snobba, umiliandoli, i piccoli commercianti, i produttori e i consumatori. La distruzione del microtessuto commerciale e urbano è un attacco mortale al made in italy, fatto di qualità e di creatività. Dobbiamo invece salvarlo e rinnovarlo, invertendo la tendenza culturale e politica.

L’agricoltura alessandrina ha bisogno di maggiore ascolto dalla politica per vincere le sfide del futuro. Una maggiore attenzione della politica alla questione agricola è indispensabile anche per i cittadini, poiché occorre mettere insieme le esigenze dei produttori e quelle dei consumatori su questioni cruciali: l’ecologia dei prodotti, l’utilizzo energetico dei prodotti e scarti agricoli, la sicurezza alimentare e la valorizzazione dei prodotti del territorio, le filiere corte.
Una proposta che va nel senso della convergenza degli interessi dei produttori e dei consumatori è quella dell’area mercatale per la vendita diretta dei prodotti agricoli. Lo stesso dicasi per la valorizzazione della multifunzionalità dell’impresa agricola nell’ambito della manutenzione del territorio cittadino. Di rilevante importanza è, poi, la cooperazione con gli agricoltori nell’ambito della prevenzione del rischio alluvione, con le aree di espansione: la politica può chiedere disponibilità e sacrifici per il bene collettivo, ma deve sapere ripagare gli sforzi degli agricoltori con azioni di cooperazione e di valorizzazione del settore agricolo. La politica della cooperazione e dell’attenzione è il solo modo per mantenere nell’alveo del bene comune le forti spinte modernizzatrici che attraversano oggi il settore agricolo.

11. ALESSANDRIA SOCIALE ED EDUCANTE

Servizi Sociosanitari: Tornare all’eccellenza.
Negli anni ‘70 e ‘80 Alessandria primeggiava nei servizi sociali. Dobbiamo tornare all’eccellenza, investendo di più e meglio nei servizi per i bambini, per i giovani, per gli anziani e nelle politiche per la casa. Dagli asili, da un nuovo Cissaca, da un nuovo investimento nei Centri di Ascolto Familiari dobbiamo costruire una città che sa ascoltare, assistere ed educare, con grande attenzione alla qualità dei servizi e alla qualità del lavoro di chi opera nel sociale.

Oggi, anche in questo settore strategico delle politiche pubbliche, Alessandria ha perso ogni ruolo. Due esempi su tutti: il primo, gli investimenti ASL nel territorio alessandrino sono inferiori a quelli di alcuni centri zona. Il distretto di Alessandria sconta non solo un disinvestimento economico, ma un parallelo disinvestimento culturale ed un riflusso nelle politiche sociosanitarie territoriali che perdura ormai da quasi un ventennio. Bisogna stimolare l’ASL a investire di più su Alessandria, a migliorare la qualità dei decisori, a riprendere in mano servizi e politiche essenziali. Si pensi al ruolo che deve riacquistare il Consultorio familiare per le politiche sulla maternità e genitorialità responsabile, sui problemi legati all’identità di genere che investono i ragazzi e i genitori, sulla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, in genere sulle politiche di prevenzione per i giovani e le famiglie. Si pensi alla rete delle strutture sociosanitarie territoriali per minori, anziani e disabili, disorganica e sperequata dal punto di vista qualitativo ed economico. E ai servizi psichiatrici: il nostro impegno in questo senso sarà massimo. Le sofferenze e il disagio della mente sono un’emergenza nella nostra società e i servizi pubblici psicologici e psichiatrici sono invece dimenticati e ghettizzati. L’impegno quindi per Alessandria, città dell’ecologia della mente.

Il secondo, la condizione del CISSACA, in pochissimi anni passato da ente dal bilancio eccellente, ad ente dal bilancio dissestato dai mancati pagamenti del Comune. Sono enormi le ricadute sui servizi al cittadino, sul sistema delle imprese sociali alessandrine e sull’occupazione. Occorre valorizzare il lavoro del Cissaca e riportarlo a essere un ente finanziariamente serio. Accompagnare, poi, con grande attenzione l’evoluzione istituzionale a seguito dell’abolizione dei consorzi. Siamo contrari al passaggio delle funzioni socio-assistenziali all’Asl: sarebbe un passo indietro di vent’anni, un ritorno alla cultura della sanitarizzazione e un colpo a tutte le battaglie fatte dagli operatori sociali per il riconoscimento della dignità e dell’identità degli utenti e degli operatori. Bisogna socializzare e umanizzare la sanità, non sanitarizzare il sociale. I Servizi Sociali non sono un’articolazione residuale della macchina amministrativa, come spesso da molti vengono ancora considerati, ma un elemento essenziale per la costruzione di un welfare moderno e della civiltà della nostra epoca.

L’obiettivo, quindi, è un NUOVO CISSACA, che poggi su quattro pilastri: 1. l’ampliamento territoriale; 2. i Servizi Sociali sono un’istituzione di serie A: la valorizzazione del suo ruolo istituzionale ed il conseguente ‘rapporto di forza’ con l’ASL, possibili solo attraverso un deciso investimento politico da parte del Comune di Alessandria (che manca da molti anni) ed una strategia di lungo periodo sull’intero settore sociale e socio-sanitario; 3. un approccio sempre più umanistico e scientifico al lavoro sociale e ai servizi, secondo i principi dell’ecologia relazionale; 4. la cooperazione pubblico-privato sociale. Già oggi il Cissaca è un esempio virtuoso di cogestione dei servizi fra pubblico e privato sociale, specie dal punto di vista dell’efficienza dell’intervento: un modello che dimostra come la funzione pubblica possa essere svolta insieme, mantenendo ciascuno il proprio ruolo, con costi sostenibili ed evitando sprechi e inefficienze. Bisogna approfondire questo modello, secondo il principio della sussidiarietà, aprendo una nuova stagione di co-progettazione dei servizi e degli interventi, come avvenne in decenni passati, quando proprio un’interazione creativa fra operatori pubblici e operatori privati, tutti animati da un forte impulso culturale, operò sperimentazioni che dettero poi vita a modelli e servizi divenuti istituzionali, nei servizi e nella formazione.

Si può aprire una stagione nuovamente creativa – dettata peraltro dal mutamento della società e dei bisogni, oltre che dalla contrazione della spesa pubblica – a due condizioni. La prima, che il pubblico reinvesta, in politica e in risorse: troppo spesso imprese e lavoratori privati hanno pagato e pagano le mancanze pubbliche. La seconda, che il privato lasci da parte la deriva affaristica degli ultimi anni, ritrovando valori e voglia di umanizzazione: proprio questo settore, non può non avere l’uomo e la promozione umana come suo centro. Ferme restando le positive acquisizioni nei termini della cultura dell’impresa sociale che è risultato importante degli ultimi due decenni. Un pubblico buono crea buon privato. E viceversa.

Viviamo in una società che invecchia. I bambini e gli anziani devo essere prioritari nelle scelte politiche.
Bambini. Il problema dei nidi e degli asili va definitivamente risolto. Sia per gli operatori: eliminare il precariato, non dimenticando il principio della massima efficienza oggi indispensabile nella macchina pubblica; sia per le famiglie: il problema dei posti e quello delle costo delle rette.
Anziani. Due sono le priorità. La prima, l’assistenza domiciliare, da mantenere e potenziare, sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista della qualità del servizio: l’integrazione fra assistenza e cure sanitarie, la relazione con la famiglia dell’anziano, la facilità dell’accesso al servizio. La seconda, le case di riposo: c’è una strada da scegliere definitivamente ed è quella della qualità della relazione con l’ospite e con la famiglia, il clima familiare delle strutture, il numero sufficiente di operatori per assicurare qualità in tutti i sensi. Le parola d’ordine sono proprio qualità e umanità.

12. ALESSANDRIA ECOSOSTENIBILE
Vedi la premessa del punto 7.

La parola d’ordine per una città ecosostenibile è qualità.

Energia, ambiente, edilizia, lavoro: ambiti strettamente connessi e collegati. Troppo facile parlare di sostenibilità, troppo generico. La sostenibilità è tale solo se è ambientale, energetica, sociale. E soprattutto se è condivisa.
Non si deve pensare a estesi ragionamenti a livello globale: si può cominciare ad essere sostenibili anche in una città come Alessandria, migliorando l’ambiente in cui si vive e creando le condizioni per maggior lavoro e minori spese per i cittadini, che devono essere sovrani, informati del governo della cosa pubblica e non sudditi tenuti all’oscuro di strani provvedimenti amministrativi.
Tutto ciò è possibile, se voluto e perseguito da un’Amministrazione interessata al raggiungimento della sostenibilità comunale.
Primo fatto: le città italiane e Alessandria non è da meno, son caratterizzate da edifici vecchi, costruiti in periodi storici in cui la sensibilità verso le tematiche dell’ambiente e dell’efficienza ambientale erano praticamente nulle. Questi edifici oggi richiedono importanti interventi di riqualificazione energetica, spesso abbinabili ad azioni volte a migliorarli dal punto di vista estetico, architettonico e strutturale. In altri casi, possono essere completamente abbattuti e sostituiti (v. oltre, ‘sostituzione edilizia’).
Prima conseguenza: edifici vecchi, che richiedono ingenti quantità di energia e di denaro per essere gestiti, e per i quali non si riesce, soprattutto in periodi di difficoltà di accesso al credito, ad attivare le necessarie energie per intervenire in ottica migliorativa.
Secondo fatto: tutte le città italiane ormai presentano livelli di inquinamento elevati, frutto di un ricorso esagerato a combustibili fossili per il riscaldamento degli ambienti, e di politiche di gestione della viabilità molto discutibili, che rendono difficilmente vivibili i centri storici.
Seconda conseguenza: centri storici che rapidamente vanno morendo, minor commercio, nascita di “quartieri ghetto”, minor sicurezza, valori di PM10 costantemente a livello di guardia
Terzo fatto: i provvedimenti amministrativi a livello comunale son troppo spesso poco noti ai cittadini, che quindi non conoscono le possibilità messe a loro disposizione. Inoltre, sono molto spesso provvedimenti dai contenuti raffazzonati, che hanno come unico effetto la cementificazione ed il consumo di suolo.
Terza conseguenza: si continuano a costruire volumi che resteranno vuoti, si rovina irrimediabilmente il territorio e si crea malcontento, perché i cittadini non riconoscono le proprie esigenze nelle scelte urbanistiche della città.
Risultato finale: una città in declino, una popolazione scontenta ed amareggiata, sempre meno occasioni di lavoro, cittadini sudditi, e non sovrani, costretti a spese insensate per l’energia.
Bastano alcune proposte, anche di facile attuazione, purché vi sia la volontà di realizzarle.

Un’Amministrazione che pensa a garantire la sostenibilità comunale deve essere pronta a:

Riqualificare: attraverso un programma d’incentivazioni e di convenzioni per facilitare l’accesso al credito, si può attivare un circolo virtuoso attraverso cui si smette di costruire nuovi edifici, ma ci si concentra sul recupero e il miglioramento energetico di quanto già c’è: gli immobili esistenti acquisterebbero maggior valore e costerebbero meno ai cittadini dal punto di vista delle bollette energetiche.

Condividere: ogni provvedimento in campo urbanistico deve essere discusso, condiviso, e poi comunicato ai attraverso tutti i canali, in primis attraverso il web ai cittadini, che devono poter prendere parte al processo decisionale che disegnerà la città del Futuro.

Controllare: l’Amministrazione deve vigilare sul rispetto delle leggi in edilizia, per garantire la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini che vivono negli edifici. E deve farlo sfruttando tutte le possibilità messe a disposizione dalla tecnologia attuale: non solo attraverso controlli a campione, ma anche istituendo un’apposita piattaforma attraverso cui le varie attività in campo edilizio devono essere portate a conoscenza delle strutture competenti, garantendo un risparmio di tempo, una riduzione dello spreco di carta ed uniformità di richieste per tutti i cittadini.
In questo senso va la nostra proposta di PRG digitale e di permesso di costruire elettronico.

Accentrare: un’attenta pianificazione urbanistica deve portare i cittadini a vivere il Centro Storico e i luoghi simbolo della città come la Cittadella, garantendovi un facile accesso ma al contempo non proponendo sempre e soltanto la circolazione automobilistica.

Investire: i fondi pubblici a disposizione devono essere utilizzati per rilanciare l’economia cittadina, in primis l’edilizia, garantendo a più attori la possibilità di lavorare, attraverso un programma diffuso, e non concentrandosi su pochi lavori, dal budget milionario, di interesse di una ristretta cerchia, inseriti senza prefigurarne l’impatto sul territorio e senza un’apposita valutazione del contesto.

Sostituzione edilizia. Abbattere vecchi edifici per costruirne di nuovi, più belli e ecologici, con la variazione della sagoma e della volumetria, senza consumare territorio. È una direzione importantissima per Alessandria, città dove spesso si è demolito il patrimonio storico e architettonico pregiatissimo, per ricostruire malissimo e spesso in modo speculativo. Una direzione che se imboccata e gestita con razionalità e attenzione estetica, può portare grandi benefici alla bellezza della città.

Vivere: la Città deve vivere, in tutti i suoi quartieri, puntando su una nuova economia di servizi e commercio, polo di attrazione e di riferimento del circostante territorio provinciale, attraverso azioni volte a rivitalizzare le attività presenti, e a promuoverne di nuove, per evitare che vengano a crearsi “zone morte”.

La riqualificazione dei quartieri e dei sobborghi.
Non c’è solo il centro. Il Cristo è una città nella città e va riqualificato. Ai sobborghi servono servizi. Bisogna riportare l’attenzione alle periferie, con interventi di qualità, relazionale e urbanistica. Un Centro giovani a Spinetta va in questa direzione, come il sottopasso ferroviario atteso da anni. I trasporti pubblici per la Fraschetta e per gli altri sobborghi vanno migliorati.

Riqualificare e valorizzare sono le parole d’ordine per una città abbandonata da decenni dal punto di vista urbanistico: rendere più bello e più ecologico quello che già abbiamo.

Aria pulita e trasporti: ricompattare la città
La frammentazione amministrativa (dire sì a esigenze individuali senza preoccuparsi delle esigenze collettive della città) crea frammentazione urbanistica, quindi una città disordinata che è possibile girare solo in auto. Bisogna ‘ricucire’ il tessuto urbano, ricompattarlo.
“La mobilità rappresenta una sfida chiave delle politiche urbane; oggi più che mai è strategica la coerenza tra la pianificazione urbana e le politiche dei trasporti, per dare una risposta efficiente e sostenibile alla crescente domanda di spostamento” (Ance).

Costruiamo una città ecosostenibile con un maggiore e migliore trasporto pubblico, più bici ed accorgimenti specifici che rispettino e migliorino la qualità dell’ambiente e dell’aria che respiriamo. Solo con un nuovo centro, vivo e comodo e dotato di parcheggi a corona a prezzi ragionevoli, possiamo pensare di diminuire il traffico e modernizzare il trasporto pubblico. Possiamo farlo a una condizione: il salvataggio, il rilancio e la modernizzazione dell’ATM, attraverso il reperimento di un socio serio e robuste iniezioni di etica gestionale. L’ATM deve tornare quello che è stata: un’azienda di eccellenza al servizio del cittadino.

Verde
I giardini di Alessandria devono essere abbelliti, curati, puliti, attrezzati e diventare luogo sicuro, di incontro e di gioco per i bimbi e i nostri amici a quattro zampe. Maggiore attenzione a quartieri come il Cristo: il parco di via Sacco può diventare la nuova piazza del Cristo.

Le Nuvole pedalano
Piste ciclabili continue sicure e complete e che dai sobborghi si possa arrivare in città con la possibilità di mettere la propria bici sui pullman, specie per chi abita nei sobborghi, o usufruire di un bike-sharing potenziato. Sperimentare i velo taxi, per inquinare di meno e creare opportunità di lavoro.

Le Nuvole non rifiutano i rifiuti
Un’attenta gestione dei rifiuti può trasformarsi in un affare per la città. È stato un grave errore affossare la raccolta porta a porta. Se ben gestita ed organizzata la raccolta differenziata da costo può trasformarsi in profitto; i rifiuti sono risorse che possono essere vendute a buon prezzo oltre che creare nuovi posti di lavoro.
Occorre, però, mettere in atto, finalmente, una politica provinciale dei rifiuti, smetterla di fare le cose a pezzi. E smetterla di saccheggiare questo settore, che ormai è diventato un enorme business per affaristi e criminalità organizzata e, invece, un grande problema e un grande costo per i cittadini. Solo così possiamo pagare di meno il servizio ed evitare i gravi disagi che oggi abbiamo ad Alessandria.
Per l’AMIU, vale lo stesso di scorso dell’ATM: accorpare, modernizzare, gestire con efficienza e secondo etica gestionale.

13. ALESSANDRIA DA ABITARE

Occorre che l’amministrazione comunale incoraggi e sostenga una politica per lo sviluppo dell’edilizia agevolata che consenta ai giovani, alle famiglie, alle persone anziane e ai single di ottenere una casa idonea alle rispettive esigenze abitative, preferendo gli alloggi sociali in locazione permanente a canoni calmierati. La locazione permanente regala alle persone la certezza di una casa senza i limiti di tempo di un contratto di locazione e, grazie ai canoni calmierati si ottiene la riduzione dei costi sostenuti dalle famiglie per il “bene” casa evitando la loro esposizione a rate di mutuo che, ad oggi, sottraggono risorse economiche sempre più importanti.

È anche necessario che le nuove costruzioni rispettino elevati standard di eco-compatibilità e soddisfino le necessità di risparmio energetico grazie al quale si possono ridurre considerevolmente i costi di gestione di un’abitazione.
L’Amministrazione deve incoraggiare e favorire la realizzazione di case per anziani non del tutto autosufficienti facendo si che questa categoria di persone possa trovare all’interno della propria abitazione quei servizi di assistenza, anche paramedica, che oggi si possono trovare solo nelle case di riposo.

Occorre far si che il nuovo patrimonio immobiliare sia realizzato nell’ambito di aree già urbanizzate e, meglio ancora, attraverso piani di recupero di aree industriali dismesse quindi, preferibilmente, senza l’impegno di aree oggi non ancora urbanizzate.

Occorre, più in generale, una nuova politica urbanistica della città che produca uno sviluppo più coerente e omogeneo di quello che Alessandria ha vissuto sino ad ora.
Occorre anche tutelare il territorio collinare contenendo l’edificazione su tali terreni e verificando accuratamente, in via preventiva, l’impatto sul territorio delle nuove costruzioni tenendo conto delle specificità delle zone collinari presenti sul territorio del Comune di Alessandria.

14. ALESSANDRIA AMICA DEGLI ANIMALI

Noi amiamo gli animali,  fanno parte della nostra vita privata quindi nel nostro programma meritano grande attenzione.

La Città di Alessandria, attualmente, può contare su un gattile e due canili dove trovano ricovero gli animali maltrattati e abbandonati. Certamente sarebbe auspicabile ampliare e migliorare le condizioni di questi luoghi ora affidati per lo più all’amore dei tanti volontari, non mancando di vigilare costantemente sulle modalità di gestione delle strutture stesse.

Per quanto riguarda le numerose colonie feline, ci piace molto l’idea di “istituzionalizzare” le figure delle “gattare” e dei “gattari”, per supportarli dal punto di vista organizzativo nella loro generosa opera e sensibilizzarli ad alcune regole basilari di rispetto del pubblico decoro e della pulizia delle aree. Ciò sarà possibile partendo da un piccolo censimento delle colonie feline, per poter conoscere dimensioni, caratteristiche e bisogni di queste realtà tanto care all’animo dei numerosi alessandrini amanti dei nostri mici.

Un punto che abbiamo anche molto a cuore di affrontare è quello di trovare una soluzione definitiva per garantire la sopravvivenza dell’attuale Cimitero degli animali, ora del tutto abusivo e quindi di destinare uno spazio adeguato e regolare alla sepoltura dei nostri piccoli amici, come molti altri comuni hanno iniziato a fare.

Prioritario per noi sarà anche favorire e promuovere attivamente il dialogo fra le parti e il coordinamento degli interventi dei veterinari pubblici e privati, nonché delle associazioni per potenziare e migliorare i servizi di cura degli animali, specialmente di quelli vaganti, in caso di emergenze o difficoltà evidenti dei proprietari.

Il controllo quotidiano, secondo le normative in vigore, sulle condizioni degli animali utilizzati dai circhi che portano il loro spettacolo sul territorio comunale, è un impegno che sentiamo, in attesa di una legge nazionale che regoli meglio il fenomeno secondo lo spirito ecologico.

Aree verdi riservate ai cani in realtà ad Alessandria esistono, ma sono piccole rispetto alle esigenze dei cani, sempre più spesso di taglia medio-grande, in numero non sufficiente a soddisfare un bisogno presente in tutti i quartieri della città e, in ultimo, mal tenute, inutilizzabili quando piove per lo stato del manto erboso, in estate per la scarsa presenza di alberi che creino zone d’ombra.

Complice del degrado delle già inadeguate aree cani tuttora esistenti, la distrazione dei proprietari degli animali che troppo spesso si dimenticano di pulire laddove i loro quattro zampe sporcano.

Per sensibilizzare la cittadinanza è obbligatorio renderci tutti più educati.

Per evitare sanzioni e provvedimenti drastici, vedi i giardini di piazza Genova dove è oramai vietato condurre i cani se non sui camminamenti, è fondamentale che i proprietari dei cani ritrovino il loro senso civico.

 Riteniamo fondamentale ripristinare un rapporto corretto fra i diritti e i doveri dei proprietari di cani in questa città. Un comune che offre servizi idonei a soddisfare le reali richieste dei cittadini educati e civili che possiedono cani (la maggioranza), sarà anche più credibile nel sanzionare i comportamenti devianti degli altri.

Proprio per questo, ci piacerebbe istituire corsi preparatori di addestramento per futuri genitori canini prima dell’acquisto o dell’adozione di un cane così, da consapevolizzare tutti sull’impegno ed il rispetto che giustamente i nostri amici meritano e cominciare in qualche modo a combattere quella che oramai sta diventando una vera e propria piaga della nostra città. Basta fare una passeggiata lungo i viali di Alessandria per rendersi conto di cosa stiamo parlando.

Per fare dei cani dei buoni cittadini, bisognerebbe rendere obbligatoria la partecipazione a corsi su come e cosa si deve fare prima di entrare in possesso di un animale.

Così come esistono i corsi “pre parto”, dovrebbero esistere i corsi “pre cani”!

Per sensibilizzare i cittadini e intervenire in modo efficace, si potrebbe pensare a soluzioni alternative alla semplice multa elevata a chi viene colto in flagrante.

Il servizio civile per i trasgressori potrebbe essere un ottimo deterrente.

Oramai è evidente che una sanzione pecuniaria non è più sufficiente, per quanto salata possa essere, forse “condannare” il reo a pulire per una settimana la strada che ha sporcato può dare risultati migliori.

Non esistono cani cattivi ma padroni maleducati, ai quali è necessario far capire che amare un cane vuol dire anche e soprattutto raccogliere le loro deiezioni.

Nel nostro progetto di educazione canina si vorrebbero coinvolgere soprattutto le scuole per far comprendere ai bambini che gli animali non sono giocattoli, ma creature sensibili e soggetti di diritti, insegnando ai bimbi a rapportarsi nel modo più corretto agli animali stessi.

Partire dai bambini, dai futuri adulti, responsabilizzarli ed educarli al rispetto degli animali, della natura e della propria città, prepararli con consapevolezza a far parte di una società civile ne farà senz’altro adulti  di qualità.

LA NOSTRA ALESSANDRIA SARÀ BELLA FUORI E BELLA DENTRO

Riscopriamo il gusto per il bello, per le cose fatte con rispetto, serietà, passione e amore.

Il gusto della conoscenza, della curiosità verso le cose e gli altri, degli scambi umani e commerciali, della voglia di non fermarsi nelle proprie case, di tornare in strada con gli altri, di studiare il mondo e le cose, di sperimentare, di vivere pienamente il nostro tempo.

Se la nostra città è pulita, ordinata, bella, accogliente, se la sentiamo nostra, come se fosse veramente la nostra casa, allora, questa città, noi, tutti insieme, illumineremo questo grigio!

Con la qualità, l’impegno, la buona volontà, con l’energia dei giovani, la serietà di chi governa, il rispetto delle regole, l’etica, la cultura, più semplicemente, con il buon senso avremo finalmente una Nuova Alessandria.

copertina Programma - Corrado Parise per Alessandria